Primavera Araba e il ritorno della tirannia nel Medio Oriente.

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Gli aspetti più dolorosi del successo riportato dalla controrivoluzione sulla Primavera Araba sono, da una parte, il ritorno della tirannia nel Medio Oriente e, dall’altra, la diffusione della cultura tirannica da parte dei media e della società. È come se nei Paesi arabi la tirannia fosse lo stato naturale delle cose, mentre la giustizia e l’equità fossero l’eccezione e non la regola.

La tirannia non è limitata esclusivamente ai regimi e ai governi o a gruppi violenti che usano la religione come copertura, ma ingloba anche le comunità. Sembra, sfortunatamente, che il desiderio di libertà emerso durante le rivoluzioni arabe non si sia tramutato in nessun cambiamento concreto.

Questo è dovuto alla ferocia della controrivoluzione. Cambiare i valori e sostituire la paura e la dipendenza con la dignità significherebbe far acquistare alla gente coscienza dei propri diritti in quanto individui e in quanto gruppo e permettere agli oppressi di lottare con fondamenti morali ed etici, appellandosi alla legge.

L’ultima cosa che vogliono i leader e molte élite, anche quelle che sono brave a mostrare che lottano per più giustizia e libertà, è che i cittadini si responsabilizzino. La gente nei Paesi arabi ha vissuto per decenni schiacciata da un sistema  di tirannia che vigeva a casa e a scuola. Questo sistema, fondato sulla paura e la paranoia, ha prodotto degli individui terrorizzati che glorificano il potere e che ricorrerebbero, alla prima occasione, alla violenza per opprimere i deboli.

I governi hanno fatto ricorso all’intimidazione e alla diffusione del panico tramite i media- obiettivo che non sarebbe stato centrato se negli ultimi mesi non avesse aleggiato lo spettro di Daesh (ISIS) e di altre organizzazioni terroristiche. La vittoria della controrivoluzione si spiega anche con il fatto che alcune élite accettano, se non incoraggiano, il ritorno al colonialismo sotto il pretesto di stabilità e del desiderio di liberarsi dalla minaccia terrorista.

Il profondo impatto psicologico causato dal passaggio dalla speranza di essere finalmente liberi al buio della distruzione, della tortura, delle uccisioni e dei massacri, ha restaurato la sottomissione nel cuore di molti. Questa sottomissione è il modo migliore per radunare le masse e portarle ad accettare la tirannia o, peggio, a partecipare alla violenza a agli omicidi. Questo impatto psicologico si rifletterà anche nelle interazioni umane, con l’instaurarsi della convinzione che l’unica regola che si riesca ad applicare sia quella del più forte e che le uniche condizioni che garantiscano la preservazione del potere e del controllo siano l’oppressione e il bullismo a casa, a lavoro o a scuola.

La distruzione dei valori umani porta al settarismo e al razzismo. La politica della tirannia e dell’oppressione è generata dal crollo dello Stato moderno, dal fatto che il concetto di diritto per i cittadini non ci sia più. La legge non salva gli oppressi  ma l’oppressione viene istituzionalizzata da leggi, sotto vari pretesti, il più importanti dei quali è la “lotta al terrorismo”.

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